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Mahmood ha così rettificato: Sono stato frainteso, omosessuali si nasce, mai detto che è una scelta”.

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Dopo essersi espresso a favore del DDL Zan sui social, Mahmood è tornato sull’argomento nel corso di una lunga intervista con Luigi Bolognini di Repubblica. Dopo aver nuovamente precisato di “non aver mai detto di essere gay, la mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o un altro“, Alessandro è tornato con la memoria ai tempi del liceo, in cui fu vittima di bullismo omofobo.

Alle medie e al liceo basta poco per essere attaccati: ero cicciottello, nerd, con occhiali, un pochino scuro di pelle, insomma mi distinguevo dalla norma. E bastava poco perché partissero insulti anche a tema sessuale.

La legge Zan, sottolinea Mahmood, è una “questione di dignità, di tutela dei diversi. Una legge così rende più liberi tutti, non solo chi ne viene protetto. Chi è contro l’omosessualità, cioè dice di esserlo o addirittura passa all’azione, va punito. Essere omosessuali è una scelta indipendente e libera, a volte ci si nasce proprio.

Parole che fanno saltare dalla poltrona, perché nessuno “sceglie liberamente” di essere omosessuale. Si nasce omosessuali. Tutti. L’orientamento sessuale non si pesca dallo scaffale di un supermercato in base all’oroscopo del giorno. Mahmood, in tal senso, è decisamente e pericolosamente confuso, vista la portata mediatica delle sue parole. A parlare di ‘scelta’, solitamente, sono i difensori delle cosiddette ‘terapie riparative’, pratiche criminali che molti Paesi stanno finalmente iniziando a vietare per legge. L’associazione “scelta” / “omosessualità” andrebbe bandita, visto e considerato che  siamo negli anni ’20 del 2000, e non del 1900.

Il cantante è poi tornato sul tema DDL Zan. “Che i tempi siano migliorati è fuori di dubbio, grazie anche a nuove generazioni che capiscono, credono, agiscono. Paradossalmente un segno del miglioramento è anche l’aumento delle denunce degli atti omofobi, proprio nel senso che una volta non le si denunciava, uno incassava le votte e se le teneva. Adesso c’è la voglia di combattere, di portare alla luce queste vergogne e c’è molta più attenzione dell’opinione pubblica. Ma ovviamente non basta. Serve una legge, serve la legge Zan, che in un Paese civile forse non sarebbe neppure necessaria. Qui lo è. Ripeto, a me sembra incredibile anche solo il doverne discutere, in un Paese dove ogni due per tre si segnala qualche attacco a coppie gay. Il caso della metropolitana di Roma di qualche giorno fa mi ha lasciato esterrefatto: due ragazzi che si baciano e un tizio che attraversa i binari per andare a picchiarli“.

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Aggressioni a cui Mahmood ha spesso assistito da semplice spettatore, senza mai trovare la forza di reagire.

Avevo paura, mi sentivo impotente. Ora invece mi sento potente: grazie al mio mestiere ho la possibilità di essere ascoltato anche quando parlo e non solo quando canto. Ora sì che reagirei. E reagirò, contro chi vuole limitare la libertà sessuale e in definitiva l’identità di chiunque di noi. Sono pronto a battermi con tutti i mezzi perché la legge Zan sia approvata”

Negli ultimi giorni tanti cantanti si sono esposti, a sostegno della legge contro l’omotransfobia. Oltre a Mahmood ricordiamo Fedez, Elodie, Levante, Piero Pelù, Michele Bravi, Paola Turci, Mahmood, il maestro premio Oscar Nicola Piovani e i ragazzi dello Stato Sociale.

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