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Zan: “Chi vuole cambiare la legge contro l’omotransfobia al Senato è perché la vuole affossare”

"Chiunque voglia escludere le persone trans da questa legge dovrà passare sul mio cadavere".

4 min. di lettura

Matteo Richetti, ex senatore Pd e ora Azione, ha ospitato Alessandro Zan sul proprio canale Instagram per affrontare l’argomento “Legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo”. Tutto questo pochi giorni dopo un acceso dibattito esploso sul profilo Twitter di Carlo Calenda, leader di Azione che nel weekend scorso ha incredibilmente condiviso un’indifendibile intervista di Marina Terragni, contraria al DDL Zan, definendola addirittura “femminista storica pioniera delle battaglie del movimento gay“.

Richetti ha ribadito come Azione abbia seguito e votato il DDL alla Camera e come sia pronta a farlo anche in Senato, senza chiedere modifiche, anche perché nel caso in cui il testo dovesse cambiare rischierebbe di andare a morire. Zan, giustamente, è stato in tal senso chiarissimo.

Tutte le discussioni e argomentazioni sono legittime, il Parlamento è il luogo del dibattito, ma si deve anche sapere quale sia il punto di caduta. Se l’obiettivo è portare a casa una legge che l’Italia aspetta da 30 anni, e questo è il sesto tentativo, bisogna sapere che la posta in gioco è alta. Si può esternare la propria opinione sapendo però che l’obiettivo è la sua approvazione. Se si vuole cambiare la legge con degli emendamenti al Senato è perché la si vuole affossare. Alla Camera è stato fatto un lavoro enorme, gli stessi partiti che sono alla Camera sono al Senato. Anche per rispetto del lavoro dei deputati, che hanno fatto un lavoro corale, di mediazione. Io come relatore ho raccolto richieste, stimoli, ho fatto una sintesi per costruire un testo che ofrisse un equilibrio non al ribasso ma arricchito. Mettere mano ad un testo che è stato frutto di una lunga mediazione, punto di equilibrio di un dibattito, rischierebbe di portare la legge verso un binario morto. Qui stiamo parlando di diritti umani, diritti civili, mediare sulla pelle della gente non è così semplice, bisogna avere chiaro che stiamo parlando di persone, vittime, del futuro delle persone e delle nuove generazioni, che chiedono al parlamento di essere all’altezza di una società che chiede inclusione, rispetto, lotta alla discriminazione. Il Parlamento non può perdere questa occasione, perché significherebbe aumentare la distanza tra le istituzioni e il Paese reale che non capirebbe come mai i senatori non approvino una legge che sondaggi alla mano la maggioranza degli italiani appoggiano.

Chiaro il riferimento ad Italia Viva, che la scorsa settimana ha sorprendentemente chiesto modifiche al DDL in Senato, sapendo perfettamente che qualsiasi modifica obbligherebbe la legge a tornare alla Camera, dov’è già stata approvata lo scorso novembre. Anche dai deputati di Italia Viva. Qualsiasi attacco al DDL in quanto ‘liberticida’, come ampiamente chiarito, è pura falsità. Ma Zan ha voluto ribadirlo, per l’ennesima volta.

È una grande fake news, quella della legge liberticida. L’articolo 21 della costituzione è chiaro, non può una legge essere incostituzionale, in nessun modo. Ma la costituzione garantisce il rispetto e la dignità degli individui, agli articoli 2 e 3. Un’espressione libera non può mai diventare istigazione all’odio, perché quella è reato. L’articolo 4 del mio DDL chiarisce il bilanciamento di questi valori. Libertà di spressione e tutela della libertà delle persone. La legge che estendiamo all’omotransfobia, misoginia e abilismo già esiste ed è consolidata. Chi dice che il DDL Zan è liberticida dovrebbe dire che anche la legge Mancino allora è liberticida. Ma qui si gioca sporco, per fare confusione. Questa è semplicemente una legge che vuole contrastare i crimini d’odio. Ci sono persone che sono vittime d’odio solo perché esistono. E non è da paese civile accettare questo. È una violazione dei diritti umani, ed è per questo motivo che l’Europa da anni ci chiede una legge. Tolta Ungheria e Polonia ce l’hanno tutti una legge contro i crimini d’odio. Anche Albania, Montenegro, Cipro. Questa non è una legge sulle minoranze, è una legge che contrasta i crimini d’odio contro le persone vulnerabili. In Francia venne approvata dalla destra, nel 2004, da Chirac. Per attaccarla in Italia inventano cose che non esistono.

Il deputato Pd è poi tornato ad attaccare Ostellari, senatore leghista che da due mesi tiene in ostaggio il DDL in commissione giustizia. “La deve smettere. Qui si chiede di far iniziare l’iter in Commissione. Il fatto che un presidente di commissione giustizia anziché essere super partes tenga una legge nel cassetto, non è accettabile. Spero che finisca questa pantomima insopportabile, bisogna calendarizzare questa legge. Se no siamo davvero davanti ad una forzatura democratica. Il parlamento vuole discutere una legge e c’è una persona, una, che non lo permette perché contraria. Mai vista nulla di simile. Il tempo è scaduto, Ostellari deve smettere di tenere in ostaggio la commissione, calendarizziamola, discutiamo quanto volete ma approviamola in fretta“.

Chiusura inevitabile sul surreale dibattito delle ultime settimane alimentato da alcune femministe, vedi Marina Terragni di cui sopra e Cristina Comencini, madre di Carlo Calenda, all’attacco dell’identità di genere presente all’interno del testo.

Questa non è una legge che si occupa di transizione, è una legge contro i crimini d’odio“, ha dovuto specificare per la milionesima volta Zan. “L’identità di genere è inserita come movente alla discriminazione. Non si fa un trattato su cosa sia l’identità di genere nel DDL. L’identità di genere è inserita perché è motivo di discriminazione. Le persone trans sono quelle più colpite, questo è un tema che riguarda le discriminazioni. L’identità di genere è già presente nel nostro ordinamento, non l’ho inventata io. Nell’ordinamento penitenziario, votato durante la scorsa legislatura, c’è scritto che è vietata ogni violenza contro l’identità di genere e l’orientamento sessuale. Inoltre, la nostra Corte Costituzionale in ben due sentenze afferma che l’identità di genere è un diritto umano che deve essere riconosciuto. Ogni tanto mi sembra di stare su Marte. Le discussioni vanno bene, le rispetto, ma qui si parla di persone che vengono picchiate perché percepite dall’aggressore come sbagliate. Non discutiamo della questione sociologica, antropologica o filosofica, vogliamo approvare una legge che tuteli le vittime più vulnerabili. Non accetto quando dietro apparenti discussioni filosofiche c’è una sottotraccia di discriminazione, se l’obiettivo è quello di escludere le persone trans da questa legge dovrete passare sul mio cadavere“.

 

https://twitter.com/CarloCalenda/status/1386270527497646082/photo/1

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