Ungheria, il Parlamento dà il via libera al referendum sulla “legge contro la propaganda LGBT+”

Viktor Orbán procede spedito infischiandone delle minacce UE. Saranno ora gli ungheresi a dover decidere le sorti della contestata legge omotransfobica.

orban ungheria
Orban continua a sostenere l'Ungheria omofoba.
2 min. di lettura

Il parlamento ungherese ha dato il via libera all’annunciato referendum nazionale voluto dal primo ministro Viktor Orbán sulla cosiddetta “legge contro la propaganda LGBT+“. Travolto dalle critiche e dalle minacce UE, Orbán si è inventato il referendum lo scorso luglio, con la maggioranza al governo che ha votato compatta a sostegno del voto referendario. Ora saranno quindi gli ungheresi a dover decidere se la contestatissima legge omotransfobica, che equipara l’omosessualità alla pedofilia e di fatto censura qualsivoglia contenuto LGBTQ+, sia accettabile o meno.

Balazs Orbán, viceministro, ha dichiarato al parlamento: “Il governo ungherese propone che i cittadini abbiano la possibilità di esprimere la propria posizione sulle questioni della propaganda di genere. Crediamo di dover dire no alla propaganda LGBTQ nelle scuole condotta con l’aiuto di ONG e media, senza il consenso dei genitori“.

Non è chiaro quando si terrà il referendum, ma il viceministro ha suggerito l’ipotesi che possa andare in scena lo stesso giorno delle elezioni parlamentari della prossima primavera. Un po’ per risparmiare e un po’ per portare più gente possibile alle urne. La scorsa estate Viktor Orbán aveva già presentato le domande da inserire all’interno del referendum. Ai cittadini ungheresi verrà chiesto se sono d’accordo con i “laboratori sull’orientamento sessuale” nelle scuole senza il consenso dei genitori, e se i contenuti che potrebbero “influenzare” l’orientamento sessuale dei bambini dovrebbero essere mostrati senza restrizioni. Orbán vuole chiedere anche se gli interventi chirurgici per l’affermazione di genere possano essere eseguiti sui bambini.

Il futuro dei nostri figli è in gioco e non possiamo fare concessioni“, disse all’epoca il premier che piace tanto a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, insistendo sul fatto che “quando la pressione sul nostro Paese è così forte, l’Ungheria può essere protetta solo dalla volontà comune del popolo“.

Nei mesi scorsi Ursula Von Der Leyen ha più volte minacciato Ungheria e Polonia, tuonando contro le leggi omotransfobiche approvate dai rispettivi governi. “La legge ungherese è una vergogna, discrimina persone sulla base dell’orientamento sessuale va contro i valori fondamentali della Ue. Noi non faremo compromessi su questi principi”, tuonò la presidente della Commissione europea lo scorso giugno. “Ho dato istruzione ai miei commissari responsabili di scrivere una lettera alle autorità ungheresi nella quale esprimiamo le nostre preoccupazioni legali prima che la legge entri in vigore”. “L’ho già detto altre volte e voglio ripeterlo anche qui, io credo fortemente in una Ue in cui si è liberi di amarre chi si vuole. Credo in una Ue che abbracci la diversità che è al fondamento dei nostri valori e userò tutti i poteri della Commissione per fare in modo che i diritti di tutti i cittadini europei siano garantiti per chiunque e ovunque”.

Ma Orban non ha ancora mai fatto un passo indietro. Anzi, ora rilancia con un referendum nazionale.

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