31 anni di EuroPride, aspettando Malta ripercorriamo 3 decenni di manifestazioni, Orgoglio e diritti conquistati

Da Londra a La Valletta, il prossimo settembre, passando per le due storiche edizioni di Roma. Tre decenni di EuroPride, in attesa dell'eventuale Torino 2027...

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31 anni di EuroPride, aspettando Malta ripercorriamo 3 decenni di manifestazioni, Orgoglio e diritti conquistati - roma world pride 2000 - Gay.it
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Mancano ormai pochissime settimane all’atteso Europride di Malta, in scena dal 7 al 17 settembre a La Valletta  con Christina Aguilera guest star. Una manifestazione internazionale che ha seguito gli enormi passi in avanti fatti sul fronte dei diritti LGBTQIA nel vecchio continente, con gli Stati appartenenti all’UE chiamati ad abrogare leggi persecutorie nei confronti delle persone omosessuali. Nel 1997, con il trattato di Amsterdam, si è invece chiesta l’approvazione di leggi che regolamentino la questione, con tempistiche diverse di approvazione da Paese a Paese.

Solo 5 anni prima, era il 1992, si tenne il primo storico Europride, a Londra, con circa 100.000 partecipanti. Sono anni, i ’90, in cui gli EuroPride vanno spesso in perdita economica, tanto da aprire le porte ai primi sponsor. Nel 1993 è Berlino ad ospitare l’evento, seguita dai 70.000 partecipanti che affollarono Amsterdam nel 1994, con debiti per quasi mezzo milione di euro. Anche per questo motivo l’EuroPride del 1995 salta, arrivando a Copenaghen nel 1996. Per la prima volta c’è il sostegno della politica. Nel 1997, a Parigi, 300.000 affollano la capitale francese, con Stoccolma città prescelta nel 1998. Nel 1999 l’annunciato EuroPride di Londra viene cancellato causa bancarotta, mentre nel ‘2000, a Roma, si fa la storia.

31 anni di EuroPride, aspettando Malta ripercorriamo 3 decenni di manifestazioni, Orgoglio e diritti conquistati - 21 anni fa lo storico World Pride di Roma - Gay.it

L’EuroPride diventa WorldPride, nella città eterna e nell’anno del Giubileo. L’8 luglio del ‘2000 un milione di persone in arrivo da ogni parte del mondo attraversano la città, tramutando quello che a detta di molti sarebbe stato un flop in una giornata indimenticabile. L’idea di un mega evento capitolino nell’anno del Giubileo venne a Franco Grillini, nel 1995. Successivamente il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, all’epoca presieduto da Imma Battaglia, riuscì a farsi assegnare dall’Epoa la sede dell’Europride del 2000, che venne per l’occasione ribattezzato “World Pride”. In quella calda estate del ‘2000, il World Pride fu l’unico Pride che si tenne in tutta Italia. L’attacco della Chiesa Cattolica fu sconvolgente. Camillo Ruini, Segretario di Stato vaticano, chiese alla politica italiana di ‘vietare’ la manifestazione. Giuliano Amato, capo di Governo, da una parte definì il Pride ‘inopportuno’, ma dall’altra sottolineò come esistesse una Costituzione, che autorizzava simili eventi. Dinanzi agli strumentali e quotidiani attacchi vaticani, il movimento LGBT si ricompattò dopo mesi e mesi di polemiche interne, e partecipò in massa al World Pride, con numeri imprevisti e clamorosi.

“Siamo un milione!“, gridò dal palco del Circo Massimo Imma Battaglia, all’epoca paladina di un Pride che scomodò persino il Papa, Giovanni Paolo II, che il giorno dopo il suo incredibile bagno di folla lo scomunicò pubblicamente con queste parole:

“Un accenno ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al grande Giubileo dell’anno 2000 e per l’offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo. Vorrei a tale riguardo, limitarmi a leggere quanto dice il catechismo della Chiesa cattolica, il quale, dopo aver rilevato che gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, così si esprime: un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali, profondamente radicate. Questa inclinazione oggettivamente disordinata costituisce per la maggior parte di loro, una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizioni”.

Per strada, in quel caldo 8 luglio del 2000, si ritrovarono Marcella Di Folco e Sylvia Rivera, mentre sul palco cantarono Grace Jones, Geri Halliwell e i Village People, nell’incredibile cornice del Circo Massimo in festa. Sui titoli di coda de Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek si vedono gli attori del film partecipare proprio al World Pride.

La risonanza mediatica ottenuta è sconvolgente. Le immagini di Roma e del primo World Pride fanno il giro del mondo. Nel 2001 l’EuroPride torna EuroPride con tappa a Vienna, seguita nel 2002 dal bagno di folla di Colonia, in Germania, con oltre 1 milione di partecipanti. Nel 2003 si torna nel Regno Unito grazie a Manchester, mentre nel 2004 è ancora la Germania ad abbracciare la manifestazione con Amburgo. Nel 2005 circa 100.000 partecipanti affollano Oslo, con Londra di nuovo città ospitante nel 2006. Alla marcia partecipano il sindaco Ken Livingstone, l’attivista Peter Tatchell, e la nostra Vladimir Luxuria, all’epoca prima donna transgender eletta in un parlamento europeo. La conclusione dell’evento abbracciò tre piazze simboliche della città, ovvero Trafalgar Square con Ian McKellen, Leicester Square e Soho.

È Madrid, nel 2007, a diventare irripetibile e inarrivabile con i suoi 2 milioni e mezzo di persone, seguita da Stoccolma, Zurigo e Varsavia, che diventa così il primo paese dell’Europa dell’Est ad ospitare l’evento.

Nel 2011 è ancora Roma ad accogliere l’EuroPride, con l’indimenticata partecipazione di Lady Gaga, madrina e protagonista assoluta di un concerto al Circo Massimo, davanti ad oltre 1 milione di persone. Doveroso ricordare l’applaudito intervento dell’artista:

“La prima volta che mi sono avviata in questo viaggio artistico e musicale ero una semplice donna americana, ero figlia di una generazioni di americani. Non conoscevo ancora la passione e il fervore per le uguaglianze e la giustizia sociale che mi sarebbe cresciuta dentro, dal profondo del cuore. Mano a mano che mi sono avvicinata a voi con la danza, l’arte e la moda, la celebrazione della nostra individualità, mi è apparso chiaro che la mia più grande missione era di diventare parte della mobilitazione della comunità Lgbt. Oggi e ogni giorno noi combattiamo per la libertà per la giustizia, chiediamo compassione comprensione e sopratutto vogliamo piena uguaglianza ADESSO! Sono arrabbiata come tanti di voi oggi ma noi dobbiamo trasformare questa piazza italiana in una vera e propria piazza elettrica. Dobbiamo dare prova della nostra rabbia della nostra pena ma questo ci deve rendere più forti, oggi, nel proclamare la difesa dell’amore. Per alcuni governi i diritti non sono una priorità sociale, sono ambigui. Nel mio Paese la trasparenza della democrazia è diventata confusa in seguito a procedure politiche. Navigo su Google, Internet per cercare questa verità politica, questa giustizia sociale. Io voglio avere voce in capitolo in questo dibattito. In Usa si possono celebrare diritti dei gay ma in qualche modo il problema politico esiste ancora. Ma adesso parliamo di Europride. Alzate le mani, voglio vedervi tutti… Non è una festa o manifestazione pacifica ma noi siamo qua per difendere l’amore. Voglio dire grazie a tutti colori che sono qui in questa bellissima piazza: Ciao Roma! Mi sono svegliata stamattina nel mio albergo, ho dato un’occhiata a questa città bellissima e subito ho iniziato a sentire i mashup di Paparazzi, Judas e Born This Way. Grazie grazie tantissimo per aver permesso alla mia musica di far parte di questa manifestazione. È un onore per me essere qui oggi. A tutti gli organizzatori dell’Europride che combattono per i diritti Lgbt, voglio dire grazie. Grazie, abbiamo bisogno di voi!
Per me è un onore essere qui inoltre e vorrei ringraziare Donatella Versace. Lei ha praticamente realizzato questo vestito sul palco. Ho un abito dell’ultima collezione di Gianni Versace. Guardo ntra la folla e vedo che ci sono così tanti cittadini europei che lottano per la loro libertà. Per quei diritti che in molti paesi sono ancora illegali. Viaggio molto nel mondo, stringo loro la mano e voglio dire che è il vostro coraggio che mi ha ispirato. Le storie di tutti i miei carissimi fan, soldati, dei senzatetto, di coloro che cercano di perorare la causa dei diritti della comunità Lgbt, queste sono le storie e devono essere raccontato al mondo, le storie che hanno cambiato il mondo e che hanno parlato a difesa dell’amore
Noi siamo qua oggi non certo perché non abbiamo meno valore! Siamo qua per proclamare la nostra forza e la nostra intelligenza. Non vogliamo essere trattati se non da essere umani. Il 26 giugno 1969 nel West Village è nato il movimento gay: noi eravamo tutti insieme quella notte come eravamo qui questa sera per la solidarietà. Siamo qui per riunirci insieme. E lo dico ancora una volta: dobbiamo andare avanti nella difesa dell’amore. Siamo qui insieme per chiedere e difendere diritti umani, per porre fine alla discriminazione e all’intolleranza. Abbiamo fatto tanti progressi anche per la visibilità Lgbt, abbiamo fatto tanto contro la violenza e l’omofobia.
Ho parlato di queste cose in tutto il mondo, ho sempre ricordato queste versioni e mi viene chiesto perché parli così tanto dei gay. Mi chiedono “Perché sei così gay?” Perché mi fanno queste domande? Perché è così importante questa cosa per te? Io sono figlia della diversità. Sono una della generazione che sente l’obbligo morale di esercitare questa potenzialità rivoluzionaria e fare del mondo un mondo migliore. E, su una scala “gay” da uno a 10, io sono una Judy Garland. Sono consapevole del fatto che molti governi non consentono ai concittadini di avere questi consensi per me è terribile. C’è censura nella comunicazione e vorrei dire che in qualche modo queste barriere dobbiamo abbatterle. Conosco tante storie e spero che possano sempre essere messe più in luce. Noi del resto siamo fatti e nati così.
Laa quantità di queste storie che hanno subito tanta discriminazione non permettono alla gente che la diseguaglianza è un effetto che ancora si sente adesso e in futuro. Vorrei nominare alcuni governi: Lituania, Russia, Polonia, Budapest, Libano, i Paesi del Medio Oriente. Non c’è un unico esempio di paese o legge per parlare degli effetti e della gente che arriva a gesti estremi per queste forme di isolamento: arrivano anche al suicidio. Io sono qui oggi, non solo perché sono una donna. E chiedo ai governi di fronte al mondo di facilitare il nostro sogno di uguaglianza: Aiutateci a trovarci insieme nella pace, non divideteci!
So delle religioni, ho rispetto a chi crede ma credo che sia importante rivendicare il cambiamento, riconoscerlo. Sono tante le questioni sociali, reali, serie. E io credo che in qualche modo tutto questo non debba avere un effetto nefasto sull’uminità. A volte i Presidenti dei governi sono così influenti., noi siamo qui perché spero riescano a capire che noi Lgbt non abbiamo accesso al dibattito politico. Lottiamo per la nostra identità. Quanto arriverà il giorno del nostro matrimonio, il giorno in cui porre fine a questa discriminazione? Come trasformare l’oppressione del passato nella liberazione del futuro? Facciamo nascere una nuova ideologia internazionale, stiamo insieme per riassumere la nostra storia, lo vogliamo fare oggi. Dobbiamo essere rivoluzionari, farci voce dell’amore, della potenza umana, essere forti, per salvare vita e incoraggiare unità in tutto il mondo. Grazie!”.

Nel 2012 l’EuroPride torna a combaciare con il WorldPride, ancora una volta a Londra, seguita da Marsiglia, Oslo e Riga. Nel 2016 si torna ad Amsterdam, con oltre mezzo milione di presenze, con Madrid di nuovo coinvolta nel 2017. In quest’occasione la nostra Raffaella Carrà viene celebrata come icona LGBTQIA internazionale, perché l’EuroPride diventa per la 3a volta WorldPride.

 

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Nel 2018 la manifestazione coinvolge Stoccolma e Göteborg, con Vienna sede del 2019 e il 2020, causa Covid, costretto a saltare un giro. L’annunciata Salonicco slitta così al 2024, mentre l’EuroPride del 2021 si tiene a Copenaghen e quello del 2022 a Belgrado. Tra mille polemiche.

Ad un mese dal via il presidente serbo Aleksandar Vučić decide di vietarlo, sbandierando imprecisate ragioni di sicurezza tra tensioni in Kosovo ed emergenza figlia della crisi energetica. Kristine Garina, presidente dell’European Pride Organisers Association, sfida il presidente, annunciando che l’EuroPride si terrà, sottolineando come “il diritto di fare il Pride è stato regolamentato dalla Corte Europea dei Diritti Umani come diritto umano fondamentale”. Anche l’UE critica pubblicamente Vučić, con migliaia di partecipanti in arrivo da tutta Europa a sfidare la censura omofoba, la polizia e la pioggia che bagna la città. La libertà europea vince sui sovranisti e sull’odio di una politica sorda e cieca che l’EuroPride combatte apertamente, da quella prima storica edizione del 1992.

31 anni dopo siamo ancora qui, guardando ora a Malta e ad una 28esima edizione che si preannuncia quantomai necessaria, dinanzi ad un vento che da destra si fa sempre più ruggente e pericoloso, addensandosi sull’Europa con nubi cariche di discriminazione.

Testa alta e petto in fuori, orgogliosi come non mai, ci vediamo tutti a La Valletta dal prossimo 7 settembre. Aspettando l’eventuale Torino 2027

Storia EuroPride

1992 – Londra
1993 – Berlino
1994 – Amsterdam
1995 – non assegnato
1996 – Copenaghen
1997 – Parigi
1998 – Stoccolma
1999 – non assegnato
2000 – Roma
2001 – Vienna
2002 – Colonia
2003 – Manchester
2004 – Amburgo
2005 .- Oslo
2006 – Londra
2007 – Madrid
2008 – Stoccolma
2009 – Zurigo
2010 – Varsavia
2011 – Roma
2012 – Londra
2013 – Marsiglia
2014 – Oslo
2015 – Riga
2016 – Amsterdam
2017 – Madrid
2018 – Stoccolma e Göteborg
2019 – Vienna
2020 – cancellato causa COVID-19
2021 – Copenaghen
2022 – Belgrado
2023 – La Valletta
2024 – Salonicco

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