Cosa è cambiato per lə bambinə trans* nel Regno Unito

Il governo inglese ha stabilito le linee guida scolastiche per lə giovani bimbə trans*. E sono peggio del previsto.

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Credit: Steve Russell
Credit: Steve Russell
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TW: Transfobia

È più di un anno che Rushi Sunak ce l’ha con la comunità trans*.

Dall’attacco alle cure riparative allo scorso ottobre che ha dichiarato durante una conferenza che “non dovremmo essere costretti a credere che le persone possano avere qualsiasi sesso vogliano avere“, oggi il primo ministro inglese ha pubblicato le linee guida ufficiali su come le scuole devono comportarsi con lə bambinə trans* o di genere non conforme.

Uno step necessario, spiega la ministra per le donne e le pari opportunità, Kemi Badenoch, dopo che gli attivisti LGBTQIA+ hanno “interpretato erroneamente la legge e preso il controllo di queste tematiche negli istituti scolastici”.

Delineate insieme all’associazione Sex Matters – di cui fa parte la ricercatrice Maya Forstater, la stessa che nel 2021 è stata licenziata per aver dichiarato che il genere non si può cambiare (con tanto di sostegno da JK Rowling) – il documento di 19 pagine parte col botto definendo l’identità di genere con termini come ‘ideologia gender’ per poi aggiungere che sì, tra le nuove generazioni aumentano sempre di più bambinə che si pongono domande sull’essere ‘maschi’ o ‘femmine’, ma questo non deve interferire con l’opinione di coetanei, genitori, o insegnanti che potrebbero avere “visioni – religiose e culturali – diverse ma legittime che vanno rispettate”.

Il documento mette in chiaro che la transizione sociale (ovvero quando senza ricorrere a ormoni o medicinali, lə bambinə possono presentarsi con il nome, il genere, e l’espressione che preferiscono – senza alcun danno alla salute mentale e fisica e con la possibilità di cambiare idea in futuro) non sarà permessa tra le mura scolastiche, e che gli insegnanti dovranno accertarsi in uno stato di “watchful waiting” (vigile attesa) che l’alunnə non sia stato influenzato da social media o altrə bambinə. Al contrario, lə bambinə dovranno essere incoraggiatə a parlarne con i genitori, tranne quei ‘casi eccezionali’ dove le figure genitoriali potrebbero risultare pericolose.

 

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Lə bambinə trans* non potranno nemmeno utilizzare bagni o spogliatoi che preferiscono o idonei al genere a cui appartengono. In caso di ‘disagio’, si dovranno trovare soluzioni ‘alternative’ come dei gabinetti utilizzabili da un bambino per volta con la possibilità di chiudersi a chiave dall’interno.

La segretaria di Stato per l’istruzione, Gillian Keegan, ci tranquilizza: sono linee guida pensate mettendo la salute dellə bambinə al primo posto, mettendo in chiaro che la loro sicurezza è di primo interesse. Badenoch sottolinea che queste indicazioni servono anche al corpo insegnante che può in completa tranquillità declinare la richiesta dellə bambinə di essere chiamatə con i pronomi che preferiscono, o che potranno decidere di farlo solo se “il benessere dellə bambinə avrà maggior peso rispetto all’impatto che avrà sulla comunità scolastica”.

Nonostante le parole di Keegan e Badenoch, non occorre una scienza per riconoscere che queste linee guida non guardano all’interesse dellə bambinə ma a quello del partito conservatore, con raccomandazioni che l’associazione Stonewall definisce “impraticabili, pericolose e contrarie alla legge sull’uguaglianza”.

Come sottolinea la scrittrice trans* Shon Faye, lo stesso termine ‘watchful waiting’ è utilizzato in medicina per riferirsi più ad una patologia, che una condizione naturale: “È un quadro completamente inappropriato per permettere a docenti e studenti di fare misgendering tra le mura scolastiche, come se la richiesta di unə bambinə di semplice rispetto sia un cancro da guarire nel tempo” scrive Faye su Instagram, sottolineando che il nostro genere è qualcosa che comprendiamo non pensandolo, ma mettendolo in pratica. Privare lə bambinə trans* di vulnerabilità, dubbi, o contraddizioni non farà altro che patologizzarlə ancora di più.

“Le persone cis sono ossessionate con l’idea che una transizione sociale non sia un atto neutrale” scrive Faye “Sono d’accordo, non lo è. E non lo è nemmeno crescere unə bambinə come se fosse una femmina o un maschio solo per i suoi genitali. Crescere unə bambinə secondo le normative di genere in una società capitalista e patriarcale è tutto fuorché neutrale”.

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