In Molise botte e insulti a una trentenne perché lesbica, aggressori rinviati a giudizio

Ennesimo episodio nella lunga scia dell'omobitransfobia in Italia.

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lesbica aggressione
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Prima gli insulti e gli sfottò, poi la violenza. È accaduto il 29 luglio a Bojano, comune in provincia di Campobasso, Molise. La vittima, una trentenne lesbica, gli aggressori, due italiani di 29 e 40 anni.

Sembrava un sabato sera estivo come qualsiasi altro per lə giovani bojanesi, trascorso in centro tra musica, cocktail e risate sguaiate. Eppure, nel clou della serata, qualcosa non va: una comitiva di ragazzə viene presa di mira da due uomini, che concentrano le loro angherie in particolare su una delle ragazze del gruppo.

Oggetto degli insulti, l’orientamento sessuale della ragazza. La situazione degenera quasi subito: i due si scagliano inaspettatamente sulla vittima, in un crudo pestaggio che la lascia con una prognosi di 30 giorni per la frattura delle ossa nasali e una forte contusione al ginocchio.

Nella fuga, i criminali creano un diversivo, lanciando panche, sedie e qualsiasi altro oggetto a portata di mano a coloro che tentavano di fermarli.

Immediatamente trasportata al pronto soccorso dell’Ospedale Civile di Campobasso, la vittima ha poi sporto denuncia. Nel giro di pochi giorni, i carabinieri sono riusciti a identificare i due aggressori – residenti a Bojano e fermati con l’accusa di lesioni personali in concorso aggravate per le finalità discriminatorie.

Notizia che arriva proprio quando il generale Vannacci – in queste settimane ospite speciale a diverse trasmissioni di casa Mediaset, in barba alla cancel culture – dichiara: se mia figlia fosse lesbica cercherei di indirizzarla verso l’eterosessualità”.

Complice anche un governo che non solo nega l’esistenza stessa del problema, ma contribuisce alla stigmatizzazione della comunità LGBTQIA+, l’estate appena trascorsa in Italia si è dimostrata una delle più gravi in termini di omobitransfobia degli ultimi anni.

Una serie di episodi, sparsi da Nord a Sud, mette in evidenza un quadro sociale che sembra andare in controtendenza rispetto ai progressi fatti in termini di diritti e inclusione in UE.

L’aggressione a una donna trans a Pavia, l’arresto di un padre a Foggia per violenza e minacce di morte al figlio gay, e la discriminazione abitativa nei confronti di un ragazzo sudamericano ad Arezzo, sono alcune delle storie che hanno solcato le cronache solo nelle scorse due settimane. 

E ancora, a Firenze, un uomo è stato preso di mira e colpito con una bottiglia semplicemente per il suo orientamento sessuale, mentre a Salerno è apparsa una scritta shock che inneggia alla morte delle persone omosessuali.

Oltre a questi fatti, vi è una crescente ostilità anche nel mondo digitale, come dimostrato dall’ondata di omobitransfobia social nei confronti delle Karma B.

Discriminazioni e violenze spesso non si fermano nemmeno di fronte alla morte, come nel caso di Adriano Canese, la cui memoria è stata vilipesa con insulti su un manifesto funebre.

E ancora, aggressioni che coinvolgono anche giovani e minori, come nel caso di Alessandro e Agostino a Bologna, costretti a lasciare casa dopo essere stati aggrediti e presi di mira da una gang di ragazzini.

La situazione non risparmia neanche i migranti, spesso doppiamente vulnerabili: una coppia di migranti gay africani non riesce a trovare un alloggio. E a Bari, tre ragazzi sono stati colpiti da una sassaiola omobitransfobica, senza che nessuno intervenisse in loro aiuto.

È un quadro che mette in luce l’urgenza di una legge a tutela della comunità LGBTQIA+ contro i reati a sfondo omobitransfobico, ma anche la necessità di educare e sensibilizzare una popolazione che oggi si sente maggiormente autorizzata a scagliarsi contro le minoranze, visto che il primo a farlo è lo Stato.

Se come ipotizzabile i due aggressori della donna saranno condannati, i giudici non avranno lo strumento dell’aggravante di odio omobitransfobico, perché in Italia non esiste tale legge.

La serie di episodi verificatasi durante l’estate 2023 è un campanello d’allarme che non può più essere ignorato.

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