Roberto Saviano a Sanremo 2022: ripercorriamo le sue battaglie da alleato LGBTQ+

A 30 anni dalle stragi di mafia del 1992, lo scrittore e giornalista sul palco dell'Ariston con un monologo sulle mafie.

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Questa sera Roberto Saviano sarà al Festival di Sanremo 2022 a titolo gratuito con un monologo sulla mafia, in occasione del 30° anniversario della strage di Capaci del 1992. 42enne scrittore, giornalista e sceneggiatore, Saviano vive sotto scorta da 15 anni, ovvero da quando il folgorante esordio di “Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra” divenne caso internazionale. Da allora Saviano non ha mai smesso di denunciare camorra e criminalità, battendosi per battaglie di civiltà e diritti civili.

Negli anni più e più volte lo scrittore ha combattuto l’omotransfobia, che “si sedimenta da quando sei bambino: è una questione di gergo, punizioni, leggende“, scrisse sui social nel 2017 raccontando una storia d’infanzia, vissuta in prima persona, con protagonista un gelato. “Avevo 12 anni e andavo al mare a Paestum. Sulla spiaggia giocavamo a calcio balilla e chi perdeva, per punizione, veniva costretto a mangiare il fior di fragola, il cosiddetto gelato delle femmine”. Chi vinceva, invece, poteva permettersi il lusso di mangiare il gelato dei maschi. “Il lemonissimo”. Leccare il ghiacciolo rosa, in conclusione, era da ricchi*ni. 26 anni dopo, in caserma, hanno offerto un altro ghiacciolo a Saviano, che ha replicato: “No, grazie. Anzi, sì: per caso hai il fior di fragola?”. Ma già nel lontano 2010, ai tempi del programma televisivo con Fabio Fazio “Vieni via con me”, il giornalista aveva citato il fior di fragola ed elencato tutti quei comportamenti che nel casertano indicano una palese omosessualità. Qualche esempio? La birra con limone, le unghie pulite, la bicicletta, tutto ciò che è biologico o dietetico nell’alimentazione. Un listone di luoghi comuni che 12 anni dopo parrebbe ancora tristemente attuale.

Nel 2015, ovvero nel pieno della battaglia parlamentare sulle unioni civili, Saviano criticò pubblicamente l’opzione voto segreto, in difesa di quelle famiglie arcobaleno poi escluse da qualsivoglia tutela: “Dare libertà di coscienza e chiedere il voto segreto sulle stepchild adoption significa che i senatori (non tutti naturalmente) non vogliono nemmeno assumersi la paternità delle proprie idee e dei propri preconcetti“, scrisse all’epoca. “Come fare a non rendersi conto che consentire all’interno di una coppia gay l’adozione del figlio del partner è un modo per garantire ai bambini stabilità sia affettiva che legale? Assumetevi la responsabilità del vostro voto“.

Sempre nel 2015, con Angelino Alfano Ministro dell’interno, Saviano si espose pubblicamente a favore del matrimonio egualitario e delle adozioni da parte delle coppie gay. “La pensa diversamente il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che annuncia una circolare ministeriale per bloccare le trascrizioni nei comuni italiani dei matrimoni gay contratti all’estero. Ecco l’ennesima vergogna del nostro Paese, il piu arretrato d’Europa in materia di diritti civili”. “È chiaro che la crisi in Italia non è solo economica, ma anche e soprattutto culturale, spirituale e umana. Provo vergogna per le nostre istituzioni e per quello che hanno finito per rappresentare: odio cieco, mancanza di empatia e volonta’ di rendere tutti piccoli servi infelici“.

Nel 2018 Roberto Saviano è stato incoronato personaggio dell’anno ai Diversity Media Awards, mentre nel 2020 è sceso in campo per sostenere la legge contro l’omotransfobia, da lui definita “non solo necessaria ma vitale”.

“Non è una legge persecutoria nei riguardi di nessuno: questo vogliono farci credere, che si vogliono censurare parole innocue, ripetono che in fondo spesso si insulta per gioco. Non è così. Il senso dell’umorismo non c’entra nulla, nessuno deve sentirsi libero di discriminare, di maltrattare un essere umano mai, e questa legge avrà invece un effetto sulle azioni. Le parole che pronunciamo condizionano quello che pensiamo, e dopo condizionano soprattutto quello che facciamo. E’ ora di dire basta“.

Sempre nel 2020, ospite di Che Tempo Che Fa Saviano ha ricordato in diretta tv i Paesi in cui ancora esiste la pena di morte per gli omosessuali. “In tutto il mondo sono solo 43 gli Stati che riconoscono ufficialmente le unioni tra persone gay; sono oltre 70 quelli in cui l’omosessualità è considerata reato, e in almeno 6 di questi può essere punita con la pena di morte“, precisò il giornalista e scrittore, per poi elencare le atroci pene a cui le persone LGBT vengono ancora oggi sottoposte.

Nel 2021, in un lungo editoriale pubblicato dal Corriere della Sera, Saviano ha smontato le fantasiose critiche al DDL Zan cavalcate da una parte della galassia femminista che aveva paventato l’ipotesi futura di “uomini transgender” che pretenderanno di “accedere a politiche di pari opportunità o sentirsi discriminati nel non essere considerati pienamente donne”.

“Giusto parlarne, ma la legge Zan mi pare abbia una prospettiva diversa: fungere da deterrente per atteggiamenti e comportamenti discriminatori di quanti credono di poterla fare franca se insultano o malmenano due persone dello stesso sesso che si tengono per mano o si baciano“, scrisse Saviano, poi intervenuto a gamba tesa nei confronti di chi continua ad urlare che “gli atti di violenza sono già sanzionati: che senso ha una legge tanto specifica?“. Facile a dirsi, se solo si volesse ascoltare.

“Il senso sta nelle aggravanti che già esistono per altre forme di violenza e discriminazione, come per i motivi religiosi o etnici. Posso dire che mi sento a disagio davanti a persone con un orientamento sessuale diverso dal mio (chi si sogna di censurare un sentimento?), ma non posso dir loro che mi fanno schifo o prenderle a calci. Ecco, con una legge che ritiene questi comportamenti un’aggravante, è probabile che, prima di insultare o usare violenza, si avrà il buon senso di pensarci. Per il fatto – fondamentale – che il Parlamento ha detto che non è bravata ma crimine”.

Nel maggio del 2021, infine, Saviano è tornato a Che Tempo che Fa per abbattere le fake news legate al DDL Zan con un monologo di 9 minuti. Punto dopo punto, articolo dopo articolo, l’autore di Gomorra ha fatto luce sui reali contenuti del testo, spiegando perché il DDL non fosse liberticida, e perché sia una menzogna sostenere che esistano già leggi a tutela dell’omotransfobia. “Questo provvedimento può essere perfettibile, ma non è più rinviabile“. “Finché due uomini o due donne avranno paura a camminare mano nella mano in pubblico, significa che avremo bisogno di una legge che regolamenti ciò che naturalmente non siamo stati capaci di fare”. Una legge ancora tristemente assente.

24 ore dopo Checco Zalone e il suo discusso e discutibile sketch transfobico contro l’omotransfobia, all’Arison arriva finalmente un vero alleato della nostra comunità. E a presentarlo sarà Drusilla Foer.

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