Anche la moda nei videogiochi diventa genderless

Da The Sims 4 al recente Elden Ring al metaverso, la moda nei videogiochi sta diventando unisex e genderless. Come quella del mondo fisico.

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La creazione del personaggio genderless in Elden Ring
Elden Ring di FromSoftware e Bandai Namco Entertainment
8 min. di lettura

Nei videogiochi è molto importante come i personaggi si vestono. E la moda videoludica, come la moda del mondo fisico, sta progressivamente diventando più unisex e genderless e meno legata agli stereotipi e alle norme binarie su cosa siano i generi e come debbano apparire. Un esempio è Elden Ring, videogioco fantasy uscito da poco e realizzato dallo studio giapponese FromSoftware in collaborazione con lo scrittore statunitense George R. R. Martin, l’autore di Cronache del ghiaccio e del fuoco da cui è stato tratto Game of Thrones.

Se in Elden Ring vogliamo avere un aspetto tradizionalmente femminile e insieme una lunga barba, il videogioco non fa niente per fermarci, possiamo cambiare aspetto durante l’avventura e possiamo indossare qualsiasi armatura e qualsiasi abito indipendentemente dal genere del personaggio principale. Anzi, il gioco non definisce proprio quale sia il genere del personaggio principale, facendoci scegliere solo tra due corpi base, uno più tradizionalmente maschile e uno più tradizionalmente femminile.

 

La collezione di moda maschile di Stefan Cooke per The Sims 4
Stefan Cooke propone una collezione di moda maschile lontana dagli stereotipi di genere nel videogioco The Sims 4

L’abbigliamento fa parte di come i personaggi dei videogiochi vengono caratterizzati e dei modi in cui possiamo personalizzarli. Nei videogiochi per più persone (multiplayer) gli oggetti digitali indossabili sono sia un modo per esprimere la nostra individualità e il nostro rango, sia un mercato che vale decine di miliardi di dollari all’anno e che ha meritato l’attenzione dell’alta moda, almeno per le opportunità promozionali verso un pubblico giovane. Per esempio, nel 2020 Louis Vuitton ha realizzato costumi digitali per il videogioco a squadre League of Legends di Tencent. E le fantasie di compagnie come Meta (l’ex Facebook) su un futuro di mondi virtuali interconnessi tra loro e con la realtà, il cosiddetto “metaverso,” includono sempre abiti digitali e avatar personalizzabili, corpi virtuali da indossare a piacere.

Moda genderless nei videogiochi: il passato

Fino a poco tempo fa sarebbe stato difficile vedere opzioni come quelle che troviamo in Elden Ring. In passato nei videogiochi era comune che i personaggi maschili potessero indossare solo certi vestiti e avere solo certi tagli di capelli tradizionalmente considerati maschili, e rappresentazione e abbigliamento femminili erano fortemente stereotipati. Come potete immaginarvi, quasi tutti i personaggi all’epoca erano anche cisgenere e eterosessuali: il primo videogioco commerciale con protagonista transgenere a noi noto, Technobabylon di Technocrat Games e Wadjet Eye Games, è solo del 2015.

La moda è genderless nel videogioco Calico
Calico di Peachy Keen Games e Whitethorn Games. Immagine da Steam

In alcune opere, come il videogioco fantasy online World of Warcraft di Activision Blizzard, la stessa armatura è indossabile sia da personaggi femminili sia da personaggi maschili, ma nei due casi ha un aspetto a volte totalmente diverso e la versione femminile è visibilmente più sessualizzata e lascia scoperta molta più pelle digitale. Anche alcuni videogiochi di FromSoftware, come la sua serie Dark Souls, hanno abbigliamenti che cambiano aspetto in base al genere del personaggio che li indossa. E Demon’s Souls del 2009, il primo videogioco del fortunato filone che attraverso Dark Souls arriva all’odierno Elden Ring, ha pure armature riservate solo ai personaggi femminili o solo a quelli maschili. Ma nelle opere di questo studio la differenza è solitamente o sottile o comunque lontana dall’estrema stereotipizzazione che vediamo altrove: non ci sono armature sexy solo per dame guerriere nei Dark Souls.

Moda genderless nei videogiochi: il presente

Oggi è invece sempre più frequente trovare nei videogiochi sistemi di creazione e personalizzazioni dei personaggi non legati al genere. Nel 2014, il colorato e post-apocalittico Sunset Overdrive di Insomniac Games fece notizia perché lo studio decise di permettere di vestire e personalizzare il proprio personaggio con tutti gli abiti, gli accessori e i tagli di capelli disponibili, senza alcun limite basato sul genere scelto all’inizio del gioco. Dopo l’apocalisse “le leggi della società non hanno più valore” dichiarò lo studio di sviluppo alla testata specializzata Polygon. “Per noi un aspetto importante del gioco è spingere su questo elemento. Merita tutto l’investimento e il lavoro necessari.”

La creazione del personaggio genderless nel videogioco Ooblets
Ooblets di Glumberland. Immagine da Steam

Ora molti videogiochi non ci chiedono neanche più se il nostro personaggio è “un uomo” o “una donna.” Soprattutto se non ha nessun tipo di conseguenza nel gioco stesso. Come in Elden Ring, ci viene chiesto di scegliere tra una serie di possibili corpi base, alcuni più tradizionalmente femminili e altri più tradizionalmente maschili, e non viene poi imposta alcuna limitazione su tagli di capelli o abbigliamento. Le opere indirizzate al mercato anglofono ci chiedono magari  anche con quali pronomi vogliamo che il software si riferisca al nostro personaggio, a volte proponendo un’alternativa per farci interpretare personaggi che non si identificano né come uomo né come donna. In Animal Crossing di Nintendo siamo un essere umano in un villaggio di animaletti antropomorfi con cui possiamo fare amicizia e pure questa serie ha, negli anni, svincolato la personalizzazione del personaggio principale dal suo genere. Nell’ultimo episodio, Animal Crossing: New Horizons, ci viene chiesto di scegliere un “aspetto” invece che un genere, possiamo cambiarlo in seguito e, seppur alla fine questa resti una scelta binaria tra un aspetto tradizionalmente femminile e un aspetto tradizionalmente maschile, niente ci è successivamente precluso in base a questa decisione.

Alexandra Orlando lavora come community manager per lo studio Kitfox Games, noto per i suoi videogiochi pieni di personaggi queer, e ha un canale YouTube (AlexandraOrlando) dove ha pubblicato video in cui parla della moda nei videogiochi. Commentando con noi via email i progressi nel campo, Orlando ha notato come negli ultimi tempi League of Legends abbia “proposto molti nuovi personaggi non stereotipati e caratterizzati in modo non stereotipato anche dal modo in cui vestono.” Nonostante questi passi avanti, Orlando non nasconde che i videogiochi abbiano però ancora molti limiti quando si parla di convenzioni di genere e abbigliamento. Per esempio, ha continuato Orlando, il videogioco online “Final Fantasy 14 ha di recente reso possibile indossare alcuni oggetti indipendentemente dal genere del personaggio. Personaggi maschili possono ora indossare gonne, per dirne una. Ma ci sono ancora abbigliamenti differenziati in base al genere. [… Un altro videogioco online,] Lost Ark, ha ricevuto le attenzioni della stampa perché le classi [i ruoli che i personaggi possono svolgere e che determinano poteri e abilità] sono limitate in base al genere del personaggio, e perché le armature della classe chiamata Sorceress sono particolarmente striminzite rispetto a quelle delle altre classi.”

Moda genderless nei videogiochi: chi li sviluppa

“Sono sempre stata infastidita dai giochi che non mi lasciano indossare certi vestiti perché li riservano a un qualche genere” ci ha scritto Kells di Peachy Keen Games, co-creatrice di Calico, videogioco dai colori pastello in cui gestiamo un cat café. “Quindi ho voluto accertarmi che il nostro gioco permettesse a tutte le persone di indossare tutto quello che volevano e di avere qualsiasi taglio di capelli disponibile. Poi, parecchie persone vogliono creare personaggi che assomigliano loro, e molte persone non hanno corpi che rispettano convenzioni binarie di genere.” Kells ha aggiunto di aver inoltre voluto espandere il più possibile la varietà di forme e taglie di corpo disponibili, e questa è ancora una rarità nel mondo dei videogiochi. Come ci ha detto Orlando, “l’abbigliamento plus size [quelle che in Italia vengono chiamate taglie forti] è praticamente inesistente nei videogiochi, perché abbiamo molta poca varietà nei corpi dei personaggi. E lo stesso vale anche per l’età, l’identità di genere e il colore.”

La creazione del personaggio genderless in OlliOlli World
OlliOlli World di Roll7 e Private Division. Immagine da Steam

Da quello che ci hanno raccontato gli studi di sviluppo con cui abbiamo parlato, sviluppare gli abiti dei personaggi in questo modo può non essere più lungo o più difficile che usare una tradizionale divisione per generi, e comunque non è una sfida infattibile. “In realtà è stato più facile sviluppare il sistema di creazione dei personaggi in un modo gender neutral, perché non dobbiamo creare vestiti e accessori diversi per diversi tipi di corpo classificati in base al genere” ci ha spiegato Ben Wasser di Glumberland, che lavora a Ooblets, una specie di Pokémon in cui i mostri che collezioniamo si sfidano a duelli di danza. Certo, come ha sottolineato Wasser durante la nostra intervista, questa facilità dipende pure dallo stile visivo scelto per Ooblets, che come Calico ha una grafica sintetica e in cui molto è lasciato alla fantasia di chi gioca. È insomma un opera molto diversa dai dettagliatissimi videogiochi ad alto budget come The Last of Us: Parte 2.

Ma le ragioni per cui non tutti i videogiochi permettono simili opzioni di personalizzazione sono probabilmente da ricercare nelle nostre tradizioni sociali, che a volte anche inconsapevolmente continuiamo a riproporre in ogni opera. “È un po’ come il fatto che quando il personaggio di un videogioco ha un genere prefissato allora solitamente è un uomo, o come il fatto che se hai un videogioco dove puoi scegliere il genere del personaggio, la prima opzione mostrata è comunque quella maschile. Queste cose succedono principalmente per ragioni sociali, non per ragioni tecniche” ci ha detto Jemima Tyssen Smith, scrittrice a Roll7, studio che ha di recente rilasciato il videogioco di skateboard OlliOlli World. In OlliOlli World non solo il personaggio principale non è definito in base al genere, e quindi nessuna opzione di personalizzazione viene preclusa, ma come in Calico e Elden Ring forma e dimensione del corpo sono personalizzabili con una certa libertà aggiustando vari parametri.

La collezione unisex di Ralph Lauren sul videogioco Roblox
Ralph Lauren in Roblox (fonte: Roblox Corporation)

Un altro importante e recente caso è quello del celebre videogioco The Sims 4 dello studio Maxis di Electronic Arts. La serie è sempre stata nota per una certa apertura verso le comunità LGBTQIA+: dal 2016 The Sims 4 permette di vestire i personaggi in modi gender nonconforming e ha introdotto diverse opzioni di personalizzazione del genere, mentre è stata da poco annunciata la possibilità di scegliere anche i prononomi. A fine 2021, è arrivato nel gioco il Kit Modern Menswear, realizzato insieme al British Fashion Council e agli stilisti londinesi Stefan Cooke e Jake Burt: una collezione di moda che pur essendo catalogata come maschile comprende sia pantaloni sia gonne. E per carnevale Maxis ha rilasciato un set di abiti realizzato in collaborazione con la drag queen brasiliana Pabllo Vittar.

Gender neutral è pure la collezione realizzata da Ralph Lauren e lanciata a fine 2021 su Roblox, un piattaforma usata da 55 milioni di persone (soprattutto giovanissime) al giorno per creare e condividere esperienze giocose. Su Roblox è possibile spendere denaro reale per personalizzare il proprio avatar, e l’opportunità sta venendo colta da diversi marchi: oltre a Ralph Lauren sono arrivati qua, per fare alcuni nomi, Stella McCartney, Vans e Gucci. Una borsa Gucci in Roblox è arrivata a costare più di quattromila dollari.

Moda genderless nei videogiochi: il futuro

Come ha riassunto Marc Bain su Quartz, l’idea che l’abbigliamento sia diverso in base al genere è relativamente recente nella storia umana ed è un fenomeno soprattutto occidentale. Non è quindi strano che qualcosa di così limitato nello spazio e nel tempo stia vendendo progressivamente abbandonato o problematizzato. È un processo in corso già da anni nel mondo fisico: il concetto odierno e occidentale di moda unisex si sviluppa tra la metà degli anni 60 e quella degli anni 70. Erano gli anni in cui il grande stilista gay Rudi Gernreich presentava il suo monokini, una tenuta da bagno femminile che lasciava scoperto il seno (sulla storia della moda unisex di questo periodo consigliamo il saggio Sex and Unisex: Fashion, Feminism, and the Sexual Revolution di Jo B. Paoletti).

Questa tendenza verso una moda unisex e genderless vista nel mondo fisico sta arrivando anche nel mondo virtuale. Anzi, i mondi virtuali sono potenzialmente gli spazi migliori per sperimentare con il genere, con la sua performance e con la moda. Per riuscirci sarà però prima di tutto importante aumentare la diversità dentro gli studi di sviluppo e rimuovere gli ostacoli che classi sociali, identità di genere, orientamenti sessuali, etnie e culture marginalizzate incontrano nella società e sul posto di lavoro.

In copertina, la collezione Modern Menswear di Stefan Cooke per The Sims 4 di Electronic Arts. Fonte: Electronic Arts.

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