Paesi del mondo in cui essere gay è un reato: il lungo elenco

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In circa un terzo dei Paesi del mondo l’omosessualità è ancora un reato, a volte punibile anche con la morte.

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Su Notizie Geopolitiche Alessandro Mauceri qualche giorno fa ha tracciato una mappa piuttosto esaustiva dei Paesi del mondo in cui sussistono leggi contro la comunità LGBT. Ancora oggi infatti in molti Paesi essere omosessuali non è legale, spesso è un reato punibile con pene anche molto severe. In circa un terzo dei Paesi del mondo l’omosessualità è ancora un reato, a volte punibile anche con la morte.

In Nigeria basta essere sostenitori di un’organizzazione gay per finire in prigione anche per 10 anni. In Uganda si rischia addirittura l’ergastolo.

In India è in vigore la “Section 377” di una legge che risale al 1861 (cioè quando il paese era sotto il dominio britannico) e qualsiasi “connubio carnale contro natura con uomini, donne o animali” viene punito con una pena fino a dieci anni di prigione.

In Africa “la condotta omosessuale è considerata reato in 38 Stati africani e molti di essi stanno approvando leggi sempre più restrittive. Le persone LGBT vengono arrestate e condannate al carcere solo perché sono gay.

A volte le pene previste sono leggere: il “reato” viene punito semplicemente con un’ammenda in Liberia e in Malesia.

In alcuni paesi queste leggi risalgono a vecchie norme non più applicate: in Giamaica ad esempio, le buggery laws non sono mai state formalmente abolite, ma non sono state applicate quasi mai.

In altri casi alle pene pecuniarie si aggiungono anche la detenzione o altro: in Marocco alla sanzione pecuniaria si aggiunge la reclusione da 6 mesi a tre anni, in Camerun questo “reato” è punibile con una multa o con una condanna a un massimo di cinque anni di prigione e alle Maldive dove, secondo il Codice Penale gli atti sessuali tra uomini e tra donne sono punibili severamente. In Burundi la legge punisce qualsiasi attività omosessuale con una pena tra i due mesi e i tre anni di detenzione.

In molti paesi islamici l’omosessualità è punibile anche con la morte, in Iran ad esempio. In Qatar invece gli atti omosessuali sono puniti con sette anni di prigione, con l’ergastolo se una delle parti ha meno di 16 anni di età. Ma in questo paese vige la Sharia (la legge islamica), che prevede che una persona sposata che si rende “colpevole” di omosessualità venga punita anche con la morte. In Bangladesh, l’art. 377 del codice penale prevede la prigione a vita e nel sultanato del Brunei è stata recentemente istituita la lapidazione per i gay.

In Africa sono molti i paesi in cui vigono leggi che colpiscono l’“omofilia” anche sotto forma di reato di opinione, norme che puniscono semplici comportamenti e punti di vista: il 98 per cento dei nigeriani, il 96 per cento di chi vive in Senegal, Ghana e Uganda, e il 90 per cento dei keniani è convinto che la società non debba accettare l’omosessualità (dati sondaggio Pew Research Center di Washington).

Anche paesi considerati ormai evoluti è ancora considerato un reato gravissimo, come negli Emirati Arabi Uniti dove l’art. 354 del codice penale federale prevede la pena di morte. E in Afghanistan è prevista la morte per lapidazione. In Arabia Saudita essere omosessuali significa rischiare il carcere, multe, frustate, l’internamento in cliniche psichiatriche, amputazioni e anche la morte. Pena di morte prevista anche in MauritaniaPakistanYemen.

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A giugno 2016, secondo un rapporto, erano oltre settanta gli Stati che considerano reato i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. E in molti di questi Paesi le pene sono state rese ancora più severe.

In Algeria e Angola la legge prevede i lavori forzati. Sanzioni penali sono previste anche in Russia, Senegal, a Singapore, in Somalia, in Sri Lanka, Sudan, Swaziland, Tunisia (qui l’omosessualità è illegale, ma “tollerata”), Turkmenistan, Uzbekistan, Zambia e Zimbabwe.

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