“C’è un calciatore gay all’Inter”, il pasticcio di Corona

L'ex paparazzo aveva fatto nome e cognome sul proprio canale Telegram lo scorso Aprile.

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Corona calciatore gay Inter
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Fabrizio Corona torna a fare outing e conferma che all’Inter c’è un calciatore gay. L’ex paparazzo aveva fatto nome e cognome sul proprio canale Telegram lo scorso Aprile. Questa volta Corona non fa nomi e durante un’intervista con Valerio Staffelli di “Striscia la Notizia” afferma:

“Nel mio canale Telegram avevo già fatto un nome, si tratta di un calciatore dell’Inter, ma non posso dire di più altrimenti mi mettete nei guai. Credo che in tutte le società di calcio ci siano calciatori gay, ma nessuno lo ammette, si comportano come in RAI”

Secondo Corona, nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse, la Rai avrebbe oscurato un video riferito a un calciatore della Roma. E dunque Corona, durante l’intervista con Striscia, avrebbe paragonato l’omertà sull’omosessualità dei calciatori a quella che avvolge il tema delle scommesse.

Si tratta di due questioni completamente diverse, ma per Fabrizio Corona l’unica cosa che conta in questo momento è scagliare notizie che mettano in crisi il sistema calcio. Anche a costo di svelare l’omosessualità di un calciatore che ad oggi non ha mai smentito, né confermato di essere gay.

L’unico calciatore che giochi in una categoria di massima divisione calcistica (Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1) e che abbia pubblicamente fatto coming out è Jakub Jankto (VIDEO). Proprio in occasione del coming out di Jankto erano venuti a galla episodi di omofobia. Su Il Foglio il giornalista Jack O’Malley aveva scritto “Prenderla dove piace a Jankto”. Tacciabile di strisciante omofobia fu anche la dichiarazione del Ministro dello Sport Andrea Abodi che sul coming out di Jankto disse: “non amo in generale le ostentazioni”, per poi successivamente scusarsi.

Lo stesso Jankto aveva parlato di altri calciatori gay in serie A, spronandoli con gentilezza, ma anche con fermezza, a prendere in mano il suo stesso coraggio e a uscire dall’omertà. Jankto aveva anche dichiarato che al momento del suo coming out, altri giocatori gay gli avevano inviato un messaggio scritto di supporto e congratulazioni.

Claudio Ranieri, allenatore del Cagliari, club in cui Jankto si è trasferito immediatamente dopo il suo coming out, aveva incoraggiato il campione dichiarando: “Ce ne fossero altri come lui, farebbero capire che siamo una famiglia”, mentre l’ex campione del mondo italiano Marco Tardelli aveva rincarato la dose, chiedendosi pubblicamente come sia impossibile che Jankto sia l’unico calciatore gay di Serie A.

calciatori gay corona outing coming out

Sull’outing di Corona è intervenuto il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi che ha chiesto per Corona una pena esemplare, mentre l’associazione LGBTIQ+ Gaynet, da sempre impegnata sulla battaglia all’omofobia nel calcio (qui una famosa campagna di sensibilizzazione), nelle parole del suo presidente Rosario Coco aveva accusato Corona di sciacallaggio “Il coming out è una fatto positivo per il benessere delle persone a condizione che sia libero e spontaneo” sottolineava la nota di Gaynet.

In una turbolenta intervista a Radio Radio, come riportato da Il Fatto Quotidiano, Corona aveva rimproverato la giornalista Valeria Biotti, che gli aveva fatto notare come il tema del mancato coming out di alcuni calciatori sia un tema di diritti e non di gossip. L’ex re dei paparazzi aveva chiosato: “Ma che diritti e diritti. Vai sul mio canale Telegram e ti do le prove di un giocatore. Ma che domande fai in questo momento, che lavoro fai? Stai parlando di un’inchiesta che può chiudere il calcio italiano, che manda le squadre più importanti in serie B, che elimina metà della squadra della nazionale e mi chiedi dei gay? Ma ce la fai? Non sei capace”.

Sul canale Telegram di Corona sono in effetti visibili alcune scene catturate in un locale pubblico che fanno ipotizzare l’omosessualità del campione in questione. Il tema, tuttavia, non è se il giocatore sia gay o meno, poiché spetta a lui e soltanto a lui parlare o non parlare del proprio orientamento affettivo. Il tema è capire se, nel pasticcio di Corona, ci sia o non ci sia uno spiraglio capace di aprire una breccia nell’omobitransfobia del sistema calcio, aldilà delle pessime intenzioni del 55enne che dapprima si era promesso sposo a Jenny Urtis, per poi in un secondo momento smentire tutto.

L’outing è un atto di violenza. Eppure la storia del movimento LGBTIQ+ ha spesso dovuto utilizzare quest’arma a fini politici: È legittimo forzare l’outing di una persona che dichiaratamente lotta contro i diritti LGBTQIA+? Ecco alcuni momenti storici per riflettere.

Difficile immaginare Fabrizio Corona come paladino di una battaglia politica. Egli stesso afferma di seguire soltanto la strada del denaro e inseguire il business. L’ex paparazzo ha spiegato senza infingimenti che in questa fase della sua vita le notizie sono il suo business. Così sia le rivelazioni sui calciatori coinvolti dallo scandalo del calcio scommesse e travolti dalla ludopatia, sia lo svelamento forzato di nomi di calciatori gay che restano nell’ombra, per Corona sono un business.

Il sistema calcio è assediato da una coltre omertosa di patriarcato omobitransfobico che affligge gli spogliatoi, prolifera in gran parte delle curve da stadio e obbliga i calciatori gay a fare i conti con il rischio di danneggiare la propria carriera sportiva qualora compissero il passo del coming out. Lo stesso Jankto, che aveva fatto coming out quando giocava nello Sparta Praga, aveva ammesso:

“In Italia non avrei mai fatto coming out”
(Jakub Jankto)

Tuttavia il privilegio di guadagnare milioni tirando calci a un pallone potrebbe forse incoraggiare qualche calciatore gay civilmente più evoluto a zittire tutti, Corona incluso, e fare coming out proprio in questi giorni. Dimostrando così, come ha già fatto Jankto, che anche un calciatore milionario può essere se stesso. Sarebbe un grande aiuto per milioni di ragazzə che nelle province di tutta Europa (e non solo) praticano sport ogni giorno provando ad essere sé stessə.

Da qualche anno il mondo del calcio si prodiga per mandare segnali di incoraggiamento nella battaglia all’omobitransfobia. Il Milan ha presentato quest’anno una terza maglia con i colori dell’inclusione. La Juventus è stata premiata da Arcigay contro l’omofobia e a favore dell’inclusività. E a proposito di Inter, proprio qualche giorno fa a San Siro, durante una partita dei nerazzurri, una squadra di Drag Queen ha colorato gli spalti: si trattava tuttavia della pubblicità dello show “Drag Race Italia” prodotto e trasmesso da Paramount+ che è anche main sponsor dell’Inter.

Secondo Aldo Grasso, non c’è molto da scandalizzarsi per il comportamento di Corona, ma per chi lo invita alle trasmissioni e dà spazio a quanto dice.

Tutti i coming out nel mondo del calcio professionistico maschile dagli anni 90 a oggi >

 

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